Oggi la casa comune europea poggia su fondamenta solide. Il Parlamento, eletto a suffragio universale, garantisce legittimità democratica al sistema istituzionale dell'Unione, l'euro ha preso il posto delle monete nazionali in 17 degli attuali stati membri dell'Ue, la libera circolazione delle persone è ormai una realtà consolidata e politiche comuni e coordinate vengono portate avanti in settori strategici come la politica estera, la difesa, la competitività, la sicurezza, l'ambiente, l'agricoltura e la coesione economica e sociale.

 

Il cammino per arrivare all'attuale configurazione della casa comune europea è stato lungo contrassegnato da ampie pause di riflessione sul processo di crescita e da ostacoli non sempre facili da superare.

In sintesi, le principali tappe del processo di costruzione europea:

Già  nel 1941 Altiero Spinelli  (ricordato come uno dei "padri fondatori" dell’Unione europea, da molti considerati i principali fautori dell’integrazione europea che ha seguito la fine della seconda guerra mondiale) ed Ernesto Rossi avevano tracciato il profilo di un'Europa federale nel Manifesto di Ventotene.
Fu però solo dopo la guerra che la costruzione europea cominciò a muovere i primi passi sotto la spinta della necessità politica di rimuovere le cause di scontro tra i principali Paesi del Vecchio Continente rimasti al di qua della Cortina di ferro.

Il 9 maggio 1950 la celebre dichiarazione di  Robert Schuman, (ministro degli affari esteri  francese): “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano”, pose le basi per la creazione della CECA  (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), concretizzatasi con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951.
 I sei Paesi fondatori (Belgio, Francia,  Italia,  Lussemburgo,  Olanda, Repubblica Federale Tedesca), intendevano anzitutto garantire la pace fra i vincitori e i vinti della Seconda guerra mondiale affidando il potere di prendere decisioni riguardanti l’industria del carbone e dell’acciaio ad un organismo indipendente e sopranazionale denominato “Alta Autorità”, il cui primo presidente fu Jean Monnet.

 

Con la Ceca il processo di integrazione  europea era ormai avviato. Nell’arco di pochi anni gli stessi sei paesi decisero di compiere un passo successivo integrando altri settori delle proprie economie.

 


  • I due trattati, firmati a Roma il 25 marzo 1957 con una cerimonia solenne svoltasi in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori ed entrati in vigore il 1° gennaio 1958, istituirono e disciplinarono, rispettivamente:

    la Comunità Economica Europea (CEE) i cui obiettivi sono descritti nell’art. 2 del trattato: “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita, e più strette relazioni tra gli Stati che ad essa partecipano
  • la Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom) creata per coordinare i programmi di ricerca dei Paesi aderenti al fine di promuovere un uso pacifico dell'energia nucleare.

 


Nel 1958 esistevano dunque  tre organismi comunitari: la CECA, la CEE  e la CEEA, che avevano in comune   due istituzioni:

 

  • l'Assemblea parlamentare (poi Parlamento europeo) formata da delegazioni dei parlamenti nazionali, con funzioni esclusivamente consultive)
  • la Corte di giustizia (giudice nelle controversie relative alle politiche affidate alla CEE e interprete delle norme del Trattato).

 

Ognuna delle tre Comunità aveva poi un Consiglio e una Commissione differenti.

 

Nel 1967 entrò in vigore il Trattato di Bruxelles (noto come "trattato di fusione) firmato nel 1965, il quale stabilì che le tre comunità (CEE, CECA ed Euratom) sarebbero state guidate da una Commissione unica e da un unico Consiglio. Era il cosiddetto trattato di “fusione degli esecutivi”. A partire da quel momento, nella coscienza dei cittadini esistette una sola Comunità e ci furono una Commissione, un Consiglio dei Ministri ed un Parlamento europeo. A questa fusione amministrativa si è aggiunta la costituzione di un bilancio di funzionamento unico.

 

Il giugno del 1979 segnò una tappa fondamentale per la Comunità europea, con la prima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

 

 

Modifiche del trattato CEE

 

Successivamente al Trattato di Bruxelles,  il trattato CEE  è stato modificato dai seguenti trattati:

 
Trattato che modifica talune disposizioni in materia di bilancio (1970)
Questo trattato sostituisce il sistema di finanziamento delle Comunità attraverso i contributi degli Stati membri con quello delle risorse proprie . Esso istituisce altresì un bilancio unico per le Comunità.

 

 Trattato che modifica talune disposizioni finanziarie (1975)
Questo trattato conferisce al Parlamento europeo la facoltà di respingere il bilancio e concedere il discarico alla Commissione per l'esecuzione dello stesso. Esso istituisce una Corte dei conti unica per le tre Comunità avente funzione di organo di controllo contabile e di gestione finanziaria.

 

 Trattato sulla Groenlandia (1984)
Questo trattato sopprime l'applicazione dei trattati sul territorio della Groenlandia e stabilisce relazioni speciali tra la Comunità europea e la Groenlandia, modellate sul regime applicabile ai territori d'oltremare.

 
L’Atto Unico Europeo (AUE) -  firmato a Lussemburgo e all’Aia nel 1986 ed entrato in vigore il 1º luglio 1987, rappresenta la prima grande riforma dei trattati. Esso ha esteso i casi in cui il Consiglio vota a maggioranza qualificata, potenziato il ruolo del Parlamento europeo (procedure di cooperazione) ed ampliato le competenze comunitarie. L’Atto Unico, inoltre, poneva la realizzazione del  mercato interno come obiettivo per il 1992.


 
Il Trattato sull’Unione europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Il trattato di Maastricht ha cambiato la denominazione della Comunità economica europea in "Comunità europea". Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli Stati membri, ad esempio nel settore della difesa e in quello della "giustizia e affari interni". Aggiungendo questa cooperazione intergovernativa al sistema già esistente della "Comunità", il trattato di Maastricht ha creato una nuova struttura a tre "pilastri", che è sia politica sia economica: si tratta dell’Unione europea (UE).

 

 


Il trattato di Amsterdam, firmato il 2 ottobre 1997 ed entrato in vigore il 1º maggio 1999, ha ampliato le competenze dell’Unione: ha istituito una politica comunitaria in materia di occupazione, comunitarizzato una parte delle materie che prima facevano parte della cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, adottato misure destinate ad avvicinare l’Unione ai cittadini e reso possibile una cooperazione più stretta tra taluni Stati membri (cooperazione rafforzata).

Esso ha, inoltre, esteso la procedura di codecisisone e i casi di voto a maggioranza qualificata, e semplificato e rinumerato gli articoli dei trattati.

 

 

 Il trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il 1º febbraio 2003, si è occupato fondamentalmente dei “vuoti” lasciati dal trattato di Amsterdam, ossia delle riforme istituzionali necessarie per garantire il buon funzionamento delle istituzioni una volta effettuato l’allargamento per diventare l’Unione a 25 (la composizione della Commissione, la ponderazionedei voti in sede di Consiglio e l’ampliamento dei casi di a maggioranza qualificata). Esso ha semplificato il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata e reso più efficace il sistema giurisdizionale,

Il trattato di Nizza, il precedente trattato sull’Unione europea ed il trattato che istituisce la Comunità europea sono stati unificati in una versione consolidata.



 

Il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma) è il trattato redatto per sostituire il “Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa”, che era stato firmato a Roma, il 29 ottobre 2004, dai capi di Stato o di governo degli allora 25 Stati membri e degli allora 3 paesi candidati Bulgaria, Romania e Turchia.

Lo scopo della Costituzione europea (mai entrata in vigore a causa dello stop alle ratifiche imposto dai "no" ai referendum in Francia e nei Paesi Bassi), oltre a quello di sostituire i diversi trattati esistenti che al momento costituivano la base giuridica dell'Unione europea, era principalmente quello di dare all'UE un assetto politico chiaro riguardo alle sue istituzioni, alle sue competenze, alle modalità decisionali, alla politica estera. Quasi tutte le innovazioni della Costituzione sono però state incluse nel Trattato di Lisbona la cui elaborazione, inseritasi all’interno della fase di rilancio del progetto europeo, avviata per porre fine all’ impasse politico–istituzionale determinata dalla “bocciatura del la Costituzione”, è stata frutto dei negoziati condotti dagli Stati membri all'interno di una conferenza intergovernativa, ai cui lavori hanno partecipato anche la Commissione e il Parlamento europeo.


Il trattato,  firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007, è  entrato in vigore il 1° dicembre 2009, in seguito ai processi di ratifica condotti all’interno di ciascuno dei 27 paesi dell'UE.

Il Trattato di Lisbona, che modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, senza tuttavia sostituirli, dota l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.  In generale, il nuovo trattato mira a rendere l’UE più efficiente e trasparente, rafforzandone  la legittimità democratica  e consolidando i valori fondamentali che ne sono alla base. In tale ottica, i capi di Stato e di governo hanno convenuto nuove regole che disciplinano la portata e le modalità della futura azione dell'Unione, consentendo di adeguare le istituzioni europee e i loro metodi di lavoro al funzionamento di un'Unione europea recentemente passata a 27 Stati membri e alle nuove sfide globali con cui l'Europa del XXI secolo deve misurarsi, quali il cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.

Il Trattato di Lisbona rafforza i poteri del Parlamento europeo, ponendo fine a quasi un decennio di discussioni interne. In qualità di unica istituzione dell'Ue eletta a suffragio universale diretto, il Parlamento si è visto attribuire maggiori competenze e nuovi strumenti che lo rendono ancora più responsabile dinanzi ai cittadini europei. La «co-decisione», ad esempio, è diventata procedura legislativa ordinaria ed è stata estesa da 44 a 85 nuovi campi, tra i quali troviamo l'agricoltura, la pesca, i trasporti e i fondi strutturali, oltre all'attuale “terzo pilastro” di giustizia e affari interni nel suo insieme. Tale procedura pone il Parlamento europeo sullo stesso livello del Consiglio dell'Ue, rafforzandone quindi il potere legislativo. Il Pe ha  ottenuto anche un ruolo maggiore nella definizione del bilancio comunitario.

Tra le novità più significative introdotte dal nuovo trattato vi è la possibilità offerta ai cittadini di far sentire maggiormente la  loro voce, grazie alla una nuova forma di partecipazione popolare alle decisioni politiche dell'Unione europea: l'Iniziativa dei cittadini. Come richiesto dal trattato, su proposta della Commissione europea, il 16 febbraio 2011 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un regolamento che definisce le norme e le procedure che disciplinano questo nuovo strumento (regolamento (UE) n. 211/2011) Il regolamento consente ad 1 milione di cittadini di almeno un quarto degli Stati membri dell'UE di invitare la Commissione europea a proporre atti legislativi in settori di sua competenza. Gli organizzatori di un'iniziativa, dopo aver costituito un comitato composto da almeno 7 cittadini dell'UE residenti in almeno 7 diversi Stati membri, hanno 1 anno di tempo per raccogliere le dichiarazioni di sostegno necessarie. Il numero delle dichiarazioni di sostegno deve essere certificato dalle autorità competenti degli Stati membri. La Commissione ha quindi a disposizione 3 mesi per esaminare l'iniziativa e decidere cosa fare.

Il regolamento sul diritto d'iniziativa dei cittadini europei prevede che le iniziative potranno essere avviate a partire dal 1° aprile 2012.
La Commissione ha pubblicato una guida completa  sull'iniziativa dei cittadini europei, disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea, all'interno del nuovo sito web della Commissione europea dedicato all'argomento.
 Il testo completo del trattato

 

 Il trattato CEE è stato altresì modificato dai vari  trattati di adesione che, nel corso degli anni, hanno sancito il progressivo processo di allargamento dell’UE, fino alla sua attuale configurazione  a 28 Stati membri.

L’allargamento dell’Unione europea è aperto ad ogni Paese europeo che sia democratico, che garantisca il libero mercato e che abbia l’intenzione e la capacità di implementare il diritto dell’Unione. I criteri di accesso sono inclusi nei Criteri di Copenaghen del 1993 - criteri politici ed economici, nonché recepimento e applicazione della legislazione europea (acquis comunitario) - e nel Trattato di Maastricht (articolo 49).


Il processo di adesione si articola in tre fasi (ognuna delle quali deve essere approvata da tutti i paesi membri dell'UE):
 - al paese interessato viene offerta la prospettiva di adesione; ciò significa che gli verrà riconosciuto lo status ufficiale di paese candidato non appena sarà pronto;
  - il paese diventa un candidato ufficiale all'adesione, il che non comporta tuttavia l'apertura ufficiale dei negoziati;
 - il paese candidato viene invitato a partecipare ai negoziati ufficiali di adesione, un processo che solitamente implica alcune riforme per recepire la legislazione dell'UE.

Una volta che i negoziati e le riforme ad essi associate sono stati portati a termine con soddisfazione di entrambe le parti, il paese in questione può entrare nell'UE, previo accordo di tutti i paesi membri esistenti.





Le tappe dell’allargamento



 

  • Trattato di adesione del Regno Unito, della Danimarca e dell'Irlanda (1972) con cui il numero degli Stati membri della Comunità passa da sei a nove (a partire dal 1973).
  • Trattato di adesione della Grecia (1979)  che entra a parte della Comunità nel 1981.
  • Trattato di adesione della Spagna e del Portogallo (1985) con cui il numero degli Stati membri passa da dieci a dodici nel 1986.
  • Trattato di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia (1994) con cui il numero degli Stati membri sale a quindici nel 1995.
  • Trattato di adesione di Cipro, dell'Estonia, dell'Ungheria, della Lettonia, della Lituania, di Malta, della Polonia, della Repubblica Ceca, della Slovacchia e della Slovenia (2003).Tale trattato sancisce un nuovo allargamento senza precedenti che porta il numero degli Stati membri da quindici a venticinque (2004).
  • Trattati di adesione di Romania e Bulgaria (2005) in seguito ai quali, il 1° gennaio 2007,  l’UE passa a 27 Stati membri.

 

 Il 1° luglio 2013 la Croazia è diventata ufficialmente il 28° Stato membro dell'Unione europea. La pienezza del suo ingresso nell’UE, avvenuto a circa un anno dalla firma del Trattato di adesione (9 dicembre 2011), a conclusione dei negoziati aperti nel 2005 (dopo la presentazione della domanda di adesione, nel 2012) segna il raggiungimento di un obiettivo perseguito nel corso di dieci anni di riforme sulla strada dello sviluppo democratico e liberale



Allargamento futuro dell'Unione europea

 
Attuamente 
l'UE ha offerto la prospettiva di adesione a nove paesi: Albania, Turchia, Islanda e tutti i paesi dell'ex Iugoslavia (ad eccezione della Slovenia, che fa già parte dell'UE). A cinque di essi è stato accordato lo status ufficiale di paese candidato:

  • Turchia
  • Serbia
  • Ex Repubblica iugoslava di Macedonia
  • Islanda
  • Montenegro

 
Con la relazione del 2012 sulla strategia di allargamento si intende valutare i progressi compiuti da Balcani occidentali, Islanda e Turchia e delineare le riforme necessarie per la loro adesione all'UE.



Albania possibile candidata all’adesione entro il 2013


A pochi mesi dalla svolta delle elezioni in Albania, vinte dal candidato socialista Edi Rama, il Paese sembra essere più vicino all’ingresso nell’Unione Europea. “Penso che l’Albania possa, in linea di principio, ottenere lo status di Paese candidato all’adesione all’Unione Europea entro la fine di quest’anno”, ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, al termine del suo primo incontro con il neo premier albanese. Bruxelles, infatti, ha considerato molto importante il corretto svolgimento delle elezioni, oltre a sottolineare i passi giusti compiuti dall’Albania durante la precedente legislatura, con l’adozione di misure chiave nei settori della giustizia e della pubblica amministrazione e con la revisione delle regole di procedura parlamentare.

Tuttavia, sono necessari ulteriori sforzi nel campo della lotta contro la corruzione e  il crimine organizzato per poter concretamente raggiungere l’obiettivo. Le prossime settimane, quindi, saranno cruciali, in vista del consueto rapporto di ottobre in cui la Commissione riferirà dei progressi raggiunti,  tenendo conto delle ulteriori azioni intraprese dall'Albania.

Il Paese balcanico ha presentato ufficialmente la richiesta di adesione il 28 aprile 2009.

Per approfondimenti sul processo di allargamento:
http://europa.eu/pol/enlarg/index_it.htm

Sito web DG Allargamento della Commissione europea

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